Cosa è successo a lievito e farina durante il primo lockdown... e anche adesso...

Cosa è successo a lievito e farina durante il primo lockdown... e anche adesso...

Vi siete mai chiesti perchè durante il primo lockdown sia improssivisamente sparita la farina, la pasta e soprattutto il lievito dagli scaffali del supermercato?

Leggendo qua e là in rete si legge che il consumo di carboidrati aumenta quando c'è una mancanza di rapporti sociali... e sappiamo bene cosa voglia dire, purtroppo.
Durante il primo lockdown, quando ci siamo improvvisati panettieri, pizzaioli e pasticceri, abbiamo visto farina e lievito scomparire dagli scaffali dei negozi di diversi paesi (non solo in Italia) per settimane. Ma la verità è che questi prodotti non mancavano solo perché eravamo noi a cucinare più del solito.⁣
La conferma arriva anche dalla Coldiretti che sostiene che il problema principale erano le dimensioni delle confezioni. Infatti solo una minuscola parte di farina e lievito prodotti in Italia è normalmente venduta per il consumo domestico, quindi in pacchi da 1 o 2 kg: il resto è destinato alla ristorazione e alla produzione industriale in pacchi da decine di chili. Quando la domanda si è spostata improvvisamente e la maggior parte di farina e lievito era richiesta nei supermercati, i produttori hanno dovuto riconfezionare la farina in pacchi più piccoli, ma questo non è stato un processo immediato perché non tutti i produttori avevano a disposizione gli strumenti per trasformare velocemente la loro produzione. Anche quando era introvabile, la farina disponibile era davvero parecchia, ma era “solo” confezionata in pacchi da 25kg e quindi invendibile per il consumo domestico. Anzi, nonostante la domanda dei consumatori, molta è rimasta invenduta perché non è riuscita a compensare la richiesta di bar, ristoranti, mense, catering... 
Il lievito ha poi presentato anche un altro problema: essendo costituito da funghi unicellulari che hanno bisogno di tempo per potersi riprodurre (per compiere un intero ciclo di coltura del lievito infatti serve almeno una settimana), le tempistiche di produzione non potevano essere accorciate. Così le compagnie produttrici hanno dovuto aumentare i turni di lavoro per rispondere all'aumento della domanda.⁣
 
Se anche in questa seconda ondata dovessimo fare incetta di farine e lievito, potrebbero ripetersi le stesse problematiche incontrate durante il primo lockdown anche se i produttori ora sono molto più preparati rispetto a qualche mese fa, ma non è detto che la reazione sia immediata.
Il problema del riconfezionamento potrebbe essere risolto eliminando del tutto le confezioni usa e getta, e vendendo i prodotti “alla spina” in contenitori ricaricabili. Alcune catene di supermercati esteri stanno già sperimentando questa soluzione. La pandemia ci ha messo di fronte alla insostenibilità dei nostri consumi e la speranza è che le soluzioni trovate proprio in questo momento difficile, ci lasceranno un sistema alimentare più sostenibile nel lungo termine.
Nel frattempo possiamo fare la nostra parte acquistando solo l'essenziale. 
 
 
 
Tratto da un articolo di Silvia Lazzaris per Will

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